Come comportarsi quando accade un infortunio sul lavoro?
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Come comportarsi quando accade un infortunio sul lavoro?

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Una panoramica sulla procedura normalmente attuata dagli organi di controllo nell’eventualità di un infortunio in azienda

Un infortunio è un evento purtroppo sempre possibile, sempre in agguato, e a poco serve dire: “Sono quarant’anni che lavoro, e non è mai successo niente!”. Gli infortuni sul lavoro sono un po’ come le valanghe in montagna: possono sorprendere anche i più esperti. Come le valanghe “cadono dove sono già cadute, dove non sono mai cadute, e dove non cadranno mai più”, così pure “se un infortunio può accadere, prima o poi accadrà”.

Di seguito, vogliamo esporre brevemente “cosa succede” dopo un infortunio di una certa rilevanza, con riferimento agli interventi immediati, e alle successive azioni, svolte dai vari enti di controllo solitamente coinvolti, in primo luogo Carabinieri e ASL (Azienda Sanitaria Locale), oppure USL, a seconda delle regioni.

Prima di tutto: chiamare i soccorsi e non toccare niente

Prima di tutto, è inutile dirlo, occorre preoccuparsi di prestare i primi soccorsi all’infortunato, allertando gli addetti al Primo Soccorso aziendale e chiamando immediatamente il numero unico di emergenza.

In genere, quando il centralino del Servizio di emergenza e urgenza sanitario riceve una richiesta di soccorso per un infortunio sul lavoro, provvede immediatamente a informare i Carabinieri e il Servizio di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) dell’ASL competente per territorio.

Solitamente, e per fortuna, i primi ad arrivare sono i soccorsi sanitari. Subito dopo arrivano i Carabinieri, seguiti dai tecnici dello SPSAL.

In attesa dei soccorsi, è bene “non toccare niente”, per non alterare lo stato dei luoghi e favorire, ovvero accelerare, le successive indagini. Analogamente, tutti gli operai presenti al momento dell’infortunio dovrebbero restare sul posto, a disposizione di Carabinieri e ASL (ovviamente, se ritenuto opportuno, uno di loro potrà accompagnare l’infortunato in ospedale).

I primi accertamenti dopo l’infortunio sul lavoro

Una volta trasportato l’infortunato al Pronto Soccorso, gli enti di controllo intervenuti – Carabinieri e/o ASL – inizieranno a raccogliere le prime informazioni sull’infortunio: generalità, ruolo svolto, testimoni, dinamica dell’infortunio etc. Solitamente, i Carabinieri si limitano a raccogliere informazioni di carattere anagrafico, per poi lasciare il campo ai tecnici dell’ASL, che entrano nel merito dell’infortunio. A questo riguardo, ricordiamo che anche tali tecnici sono dotati della qualifica di Ufficiali di Polizia Giudiziaria (UPG) e, di fatto, hanno i medesimi poteri dei Carabinieri, se non di più, limitatamente ovviamente all’applicazione della legislazione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

I tecnici dell’ASL, in estrema sintesi, hanno il compito di ricostruire la cosiddetta “dinamica di accadimento” dell’infortunio, e quindi stabilire le eventuali responsabilità di carattere penale.

Il sopralluogo ASL e il possibile sequestro 

Una volta in azienda, i tecnici ASL raccolgono, inizialmente in modo verbale, la testimonianza dei lavoratori che erano presenti al momento dell’infortunio, per cercare di capire “cosa era successo”. Sulla base di tali testimonianze, viene eseguito una ispezione della zona dell’infortunio e delle macchine coinvolte, per trovare riscontri alle testimonianze. Ovviamente, a volte la dinamica di accadimento può essere del tutto chiara, altre volte più incerta. Se il tempo lo consente, viene raccolta in modo formale, cioè in forma scritta, la testimonianza dei lavoratori presenti all’infortunio, con le cosiddette Sommarie Informazioni Testimoniali (SIT). A volte, per varie ragioni, questa formale testimonianza può essere rimandata al giorno successivo.

Ultimato il sopralluogo, i tecnici ASL eseguono solitamente un primo controllo della documentazione aziendale, per poi dover prendere una prima, importante decisione: sequestrare o non sequestrare la zona e/o le macchine coinvolte nell’infortunio. Tale decisione, delicata e di grande responsabilità, si basa generalmente sui seguenti criteri:

  • Se l’infortunato è in pericolo di vita, o peggio è deceduto, il sequestro viene in genere sempre eseguito;
  • Se l’infortunato non è in pericolo di vita, ma la dinamica di accadimento non appare chiara, oppure la macchina coinvolta appare in condizioni di sicurezza critiche, il sequestro viene in genere eseguito;
  • Se l’infortunato non è in pericolo di vita, se la dinamica di accadimento appare ragionevolmente chiara, e se la sicurezza generale dell’azienda è soddisfacente, il sequestro non viene in genere eseguito.

Naturalmente, vi possono essere molto situazioni intermedie – ogni infortunio è diverso – come pure ogni tecnico ASL ha una propria sensibilità, un proprio modo di operare. Sicuramente, per evitare per quanto possibile il sequestro, è necessario offrire la massima collaborazione ai tecnici ASL, cercando di definire, fin da subito, una chiara dinamica di accadimento.

In alternativa al sequestro, nei casi dubbi e meno gravi, si può proporre ai tecnici ASL l’emissione di un provvedimento di “divieto d’uso”, che può essere revocato, in qualsiasi momento, direttamente dai tecnici ASL, senza il coinvolgimento dell’Autorità Giudiziaria (cioè la Procura della Repubblica), e quindi con tempi molto più rapidi.

 

APPROFONDIMENTO. Infortunio grave: il sequestro del luogo o dell’impianto deve essere limitato al “corpo del reato”

 Una sentenza della Corte di Cassazione introduce un elemento di chiarezza in una problematica a volte non semplice: nel caso di un infortunio grave, o peggio mortale, in un cantiere edile come in un reparto produttivo, è legittimo operare il sequestro dell’intero cantiere (o dell’intero impianto produttivo o reparto), oppure il provvedimento di sequestro deve essere limitato ai luoghi/impianti strettamente connessi all’infortunio?

Su una materia così delicata, e dalle pesanti implicazione per le aziende e le imprese – pensiamo ai costi di un cantiere o di un impianto produttivo sotto sequestro, magari per settimane – la Corte di Cassazione Penale, Sezione 4, con sentenza 25 febbraio 2014, n. 9222, introduce un elemento di oggettiva chiarezza.

Un infortunio mortale e il parere della Cassazione

All’interno di un’area adibita alla demolizione di veicoli, un lavoratore perde la vita nel corso di non meglio specificate operazioni di “riparazioni” di un veicolo “posteggiato” nell’area stessa. Nell’immediatezza del fatto, viene disposto il sequestro dell’intera area lavorativa. Provvedimento convalidato sia dalla Procura, sia dal Tribunale del riesame.

Il datore di lavoro ricorre in Cassazione, evidenziando, in estrema sintesi, che il provvedimento di sequestro non era stato correttamente motivato, non essendo stato indicato il “nesso di causalità esistente tra l’area sequestrata e il tragico evento”. In altri termini, poiché l’infortunio mortale si era verificato in un luogo ben preciso dell’area, durante le operazioni di “riparazione” di un veicolo ivi posteggiato, “le indagini per l’accertamento di eventuali responsabilità si sarebbero dovute incentrare esclusivamente sul veicolo in argomento”. Quindi, secondo il ricorso, il sequestro, se ritenuto necessario, avrebbe dovuto riguardare solo il veicolo coinvolto nell’infortunio, e non l’intera area produttiva.

Su tale base, la Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando, di fatto, l’assenza della “finalità probatoria del sequestro posto in essere, il quale ha investito un’intera area destinata ad attività produttiva senza specificazione alcuna riguardo alle ragioni per le quali la medesima dovesse essere ritenuta nella sua interezza corpo di reato”. In altri termini, il sequestro avrebbe dovuto riguardare solo il “corpo del reato”, ovvero il veicolo coinvolto nell’infortunio.

Di conseguenza, secondo la Corte di Cassazione, nel caso di gravi infortuni, anche mortali, il sequestro probatorio deve essere limitato ai luoghi, macchine, impianti o attrezzature strettamente connessi all’infortunio stesso, e definibili come “corpo del reato”.

Per scaricare la sentenza, cliccare qui

Le indagini proseguono

Una volta eseguito il primo sopralluogo, quello cosiddetto “nell’immediatezza del fatto”, i tecnici ASL provvedono in genere a richiedere una lunga serie di documenti, che saranno esaminati nei giorni successivi. Potrebbe anche essere eseguito un nuovo sopralluogo in azienda, per approfondire eventuali aspetti dubbi. In genere, inoltre, gli accertamenti svolti a seguito di un infortunio sono più attenti e stringenti rispetto a quelli di una normale ispezione.

Sulla base di tutti gli elementi raccolti – esiti del sopralluogo, testimonianze, documenti etc. – i tecnici ASL provvedono a redigere una lunga e dettagliata relazione tecnica – che può richiedere anche settimane di lavoro, se non mesi nei casi più complessi – nella quale, oltre a ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti, vengono definite le eventuali responsabilità di carattere penale, a carico, ad esempio, del datore di lavoro, dei preposti, o anche degli stessi lavoratori, che sono quindi definiti “soggetti indagati”. A ognuno dei “soggetti indagati” sono quindi imputate ben precise “ipotesi di reato”, cioè la violazione di articoli di legge in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, ovvero il cosiddetto Testo Unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro (Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81). Ricordiamo, inoltre, che la responsabilità penale è sempre personale.

Sulla base di tale relazione, e in presenza di ipotesi di reato, a carico dei “soggetti indagati” vengono emessi i “Verbali di Prescrizione e Contravvenzione”, ai sensi del Decreto Legislativo n. 758/94, nei quali vengono contestate precise violazioni della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, con la prescrizione di attuare le necessarie azioni correttive. Il tutto, con il successivo pagamento di una sanzione. Tali verbali sono spesso chiamati, in modo più breve, “verbali 758”.

A volte, qualora emergessero elementi di ulteriore dubbio – lavoratori irregolari, contratti di appalto non chiari etc. – potrà essere richiesto l’intervento di altri enti (ad esempio, L’Ispettorato Nazionale del Lavoro), per gli accertamenti di competenza, soprattutto in materia fiscale e contributiva.

 

Verso il processo?

Una volta ultimata la loro relazione tecnica, definite le responsabilità a carico dei “soggetti indagati”, e formulate le ipotesi di reato, i tecnici ASL provvedono a inviare tale relazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale, dove viene aperto un fascicolo. A tutti i “soggetti indagati” viene inoltre fatto sottoscrivere il “modello di elezione di domicilio”, con l’indicazione di un indirizzo dove inviare le comunicazioni relative al procedimento. Questo atto vale come “avviso di garanzia”, e l’indagato può già indicare il nominativo del proprio avvocato.

E’ bene inoltre precisare che il pagamento della sanzione dei “Verbali 758”, non ha alcun effetto sulla prosecuzione del procedimento penale per l’infortunio, che in ogni caso prosegue.

A seguito dell’apertura del fascicolo penale in Procura, dopo un tempo più o meno lungo, i “soggetti indagati” vengono convocati all’udienza preliminare, dove sarà possibile patteggiare, o chiedere il giudizio immediato, ammettendo di fatto la propria responsabilità, con il pagamento di una pena pecuniaria. Viceversa, qualora il “soggetto indagato” non volesse ammettere la propria responsabilità, e ritenesse di non avere responsabilità nell’infortunio, si arriverà al processo vero e proprio (nella fotografia della pagina precedente, il Tribunale di Bergamo).

 

La proposta alle aziende

Una possibile linea di difesa: una memoria difensiva

In presenza di un infortunio significativo, una possibile linea di difesa dell’azienda potrebbe essere la predisposizione di una memoria difensiva da inviare ai tecnici ASL che stanno svolgendo le indagini, in modo che ne possano tenere conto nella stesura della loro relazione e nella definizione delle ipotesi di reato. L’obiettivo, ovviamente, sarà quello di evitare al datore di lavoro una imputazione penale per l’infortunio.

La redazione di questa memoria difensiva ricalca, di fatto, le attività d’indagine svolte dai tecnici ASL:

  • valutare i medesimi documenti tecnici inviati all’ASL, ed eventualmente altri;
  • valutare lo stato dei luoghi/impianti/macchine, eventualmente anche con sopralluogo;
  • eseguire rilievi fotografici e/o dimensionali;
  • proporre nel caso perizie di parte;
  • valutare una molteplicità di aspetti, sia tecnici, sia organizzativi, sia comportamentali, sia umani:
    • status formativo infortunato e colleghi;
    • status e gestione degli eventuali appalti;
    • presenza o meno di deleghe di funzione;
    • presenza o meno di una attività – dimostrabile – di vigilanza interna in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro;
    • presenza e ruolo dei preposti;
    • analisi, laddove applicabili, dei concetti di “ragionevole prevedibilità”, “abnormità”, “rischio residuo”, “casualità e accidentalità” e altri;
    • valutazione tecnica della macchina/impianto/attrezzatura;
    • valutazione delle attività di manutenzione, verifica e controllo;
    • e altri ancora.
  • predisporre la memoria difensiva vera e propria.

Tipicamente, appare consigliabile un intervento conoscitivo per valutare l’infortunio nel suo insieme, e decidere l’opportunità o meno di predisporre una memoria difensiva: in taluni casi, le responsabilità del datore di lavoro potrebbero essere talmente palesi da renderla di fatto inutile, mentre, viceversa, in altri casi, potrebbero esserci ampi margini per evitare l’imputazione.

 

About the Author Zonca Renzo

Esperto in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, con ventennale esperienza come tecnico della prevenzione nei Servizi Ispettivi (PSAL) della ASL di Bergamo.Parallela attività giornalistica, anche a livello nazionale

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