Macchine e attrezzature “utilizzate” e/o “a disposizione”. Facciamo chiarezza!
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Macchine e attrezzature “utilizzate” e/o “a disposizione”. Facciamo chiarezza!

La convinzione è molto, diremmo troppo diffusa: solo le macchine e le attrezzature effettivamente utilizzate dai lavoratori devono essere “a norma di legge”. Tutte le altre – ovvero quelle “non utilizzate” –  possono anche non esserlo. In realtà, si tratta di una convinzione del tutto errata: infatti, devono essere “a norma di legge” non solo le macchine e le attrezzature effettivamente “utilizzate” dai lavoratori in un dato momento, ma anche tutte le altre, “non utilizzate” ma comunque “a disposizione”, in reparto come in cantiere, nel magazzino come sul piazzale.

Un esempio

Prima di entrare nei dettagli giuridici della materia, vogliamo proporre un doppio esempio, per meglio chiarire i termini della questione.

In un cantiere edile (oppure in una officina meccanica) si trova una sega circolare, priva della cuffia protettiva e non collegata alla rete elettrica (oppure, riferendoci all’officina meccanica, un trapano a colonna, privo del riparo mobile interbloccato della zona di lavoro, e privo di un pulsante di arresto di emergenza, anch’esso non collegato alla rete elettrica).

In quel cantiere (o in quella officina) entra un organo di controllo (tipicamente la ASL/ATS/USSL), i cui ispettori, di fronte a queste macchine palesemente “non a norma di legge”, non potranno fare altro che elevare un verbale di prescrizione/contravvenzione, a carattere penale, per la violazione dell’articolo 71 comma 1 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81, per “non aver messo a disposizione dei lavoratori (…) attrezzature di lavoro idonee ai fini della sicurezza”, con una sanzione da 2.740 a 7.014 euro.

Di fronte a questa pesante contestazione, il datore di lavoro tenta di difendersi con una motivazione che, dal suo punto di vista, dovrebbe essere risolutiva: “E’ vero, la macchina non è “a norma di legge”, ma non è utilizzata, e non è nemmeno collegata alla presa di corrente”.

Da parte loro, gli ispettori ribattono in modo ancora più risolutivo, senza possibilità di replica:

La Legge prescrive che tutte le attrezzature e macchine “a disposizione dei lavoratori”, cioè “utilizzabili”, devono essere “a norma di legge”, e non solo quelle effettivamente utilizzate in un dato momento. Nel caso specifico della sega circolare (o del trapano), qualsiasi lavoratore, in qualsiasi momento, potrebbe tranquillamente inserire il cavo elettrico nella presa di corrente e iniziare a usarla”.

Un esempio che, ovviamente, vale per qualsiasi altra attrezzatura di lavoro e macchina.

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Cosa dice la legge

Come già evidenziato, l’articolo 71 comma 1 del Decreto 81/2008 è chiarissimo, e non lascia spazio a dubbi:

Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all’articolo precedente, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi che devono essere utilizzate conformemente alle disposizioni legislative di recepimento delle direttive Comunitarie”.

La dicitura “mette a disposizione” non si presta a interpretazioni: se una macchina o una attrezzatura è presente in cantiere o in reparto, o comunque è presente in qualsiasi luogo di lavoro accessibile ai lavoratori, e quindi utilizzabile, essa deve, sempre e comunque, essere “a norma di legge”.

Quando l’attrezzatura e la macchina NON sono “a disposizione”

Naturalmente, per svariate ragioni, in cantiere come in reparto, possono anche trovarsi e/o venire stoccate attrezzature o macchine non utilizzate e “non a norma di legge”, a patto però che NON siano “a disposizione dei lavoratori, cioè non siano immediatamente e facilmente utilizzabili.

Sono svariati i modi per rendere una macchina o attrezzatura “non a disposizione”, e soprattutto per dimostrarlo in modo convincente a un ipotetico organo di controllo. Di seguito, dettagliamo le due situazioni tipiche:

  • se l’attrezzatura o la macchina deve essere messa fuori servizio o rottamata, ed essa è ad alimentazione elettrica, il modo più semplice ed efficace è quello di tagliare il cavo elettrico di alimentazione. Se si trattasse di macchine alimentate a batteria (ad esempio carrelli elevatori), si potrebbero togliere le batterie, o tagliare i cavi di collegamento delle batterie stesse. Nel caso di macchine con motore a scoppio, si dovrebbe anche in questo caso garantire in modo assoluto il “non utilizzo” con un qualche intervento tecnico ben evidente: rimozione del quadro di avviamento, taglio di collegamenti elettrici o di altri impianti etc.. Per macchine di grande pericolosità – ad esempio presse, cesoie etc. – appare consigliabile “rompere” o comunque danneggiare in modo fisico e irrimediabile un organo meccanico principale, in modo da rendere la macchina fisicamente “non funzionante”;
  • se l’attrezzatura o la macchina è solo momentaneamente non utilizzata e “non a norma di legge” per qualsiasi ragione (ad esempio, un periodo di non utilizzo produttivo) si potrebbe posizionare su di essa un evidente cartello del tipo “Macchina fuori servizio – E’ vietato l’utilizzo”, provvedendo a “fasciare” il quadro di comando e l’organo lavoratore (mandrino, lama etc.) con numerosi “strati” di polietilene termoretraibile, con una serie di “giri” di nastro bianco-rosso che evidenzi i non utilizzo.

A volte, questo “non utilizzo” potrebbe comunque essere “palese”, ad esempio se la macchina o l’attrezzatura “non a disposizione” fosse coperta di ragnatele, del tutto arrugginita, con parti mancanti o danneggiate: in questo caso, con ogni probabilità, nessun organo di controllo potrebbe ragionevolmente fare obiezioni.

 

 

About the Author Zonca Renzo

Esperto in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, con ventennale esperienza come tecnico della prevenzione nei Servizi Ispettivi (PSAL) della ASL di Bergamo.Parallela attività giornalistica, anche a livello nazionale

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